Lo stereotipo è che la gelosia sia indice di amore quando invece è indice d’insicurezza patologica per chi la prova ed è un sentimento non soltanto negativo ma distruttivo. Fa soffrire sia chi ne è tormentato sia chi ne diventa inevitabilmente la vittima. La gelosia può sussistere ma, come la noce moscata sul cibo, non deve farsi sentire. Perciò, se possibile, dev’essere eliminata, se non è possibile, dev’essere elaborata e, se non è possibile, dev’essere curata. Il sentimento della gelosia è a tutti noto, ma in alcune estremizzazioni assume tratti patologici. Nella “sindrome di Otello” il dubbio non esiste: l’altro “è” infedele. La ricerca delle “prove”, non serve qui a dirimere un dubbio, ma serve piuttosto a “inchiodare” il colpevole ad una testimonianza inconfutabile: «Ho le prove del tuo tradimento!». Così c’è chi sottopone tutti i giorni il partner a martellanti interrogatori, chi controlla minuziosamente la castità del suo abbigliamento, chi la corrispondenza e il telefono, chi persino la biancheria intima alla ricerca di indicatori di attività sessuali illecite. Costoro non percepiscono la propria gelosia come conseguenza del “modo di essere” dell’altro, decodificato sempre a senso unico. Come tutti i paranoici, anche i gelosi patologici finiscono col costruire esattamente ciò che temono, ovvero la realtà che poi inevitabilmente subiscono.Di fatto, rendono la vita durissima ai loro partner e finiscono cominare profondamente la relazione amorosa. Spesso torturano a tal punto l’altro che la relazione inevitabilmente finisce per “sfinimento” del partner. Partendo da premesse errate (lui/lei potrebbe tradirmi), attraverso una logica stringente − suffragata da ricerche di prove inconfutabili − il sospettoso giunge a conclusioni corrette dal suo punto di vista. Così il geloso patologico si muove al ritmo del Bolero di Ravel. La gelosia inizia con una nota appena udibile, ma sufficiente da aprire le porte al machiavellico sospetto; poi in un crescendo di note, toni e di strumenti si arriva all’happening finale dove tutta l’orchestra suona ai toni più alti e imperiosi. Non è però l’estasi d’amore che va in scena, ma la chiarezza del tradimento. Spesso accade che la ricerca della verità porti ad un’escalation nella relazione, con richieste sempre più incalzanti, fino all’uso della violenza per estorcere una confessione impossibile. E l’esito può essere catastrofico, come così spesso testimoniato dai fatti di cronaca: il geloso paranoico può diventare molto pericoloso per gli altri, ma anche per se stesso. Non dobbiamo tuttavia dimenticare una salutare premessa: nessuno può essere esente dal provare attrazione verso qualcun altro che non sia il partner, così come non si possono evitare fantasie conturbanti o sogni erotici che includono altre persone. Se tutto questo può apparire inaccettabile, certo che la sincerità assoluta nella coppia è un segno conclamato di legame basato sul mutuo soccorso e non di complicità e passione. Il linguaggio del geloso è lucido, l’ideazione è figlia di Aristotele e segue una stringente logica ipotetico-deduttiva. La tesi, che porta alla sintesi, è impossibile da confutare poiché quello che lui persegue sono soltanto le prove a conferma di ciò che crede. La gelosia è una paranoia travestita d’amore, non è assolutamente amore.

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