Quando la delusione diventa depressione

Nessuno può farti sentire infelice se tu non glielo consenti, diceva Franklin Delano Roosvelt. La delusione, in effetti, è la prima fonte d’infelicità. Tutti, prima o poi nella vita, veniamo delusi dagli altri, e questo dovrebbe insegnarci ad essere un po’ più disillusi per non rischiare di essere delusi. In alcune persone questa esperienza sfocia in una patologia depressiva tanto subdola quanto invadente e persistente. Alcuni hanno ben chiaro che “non dovrebbero prendersela” per ciò che gli succede, ma non si spiegano perché subiscano così pesantemente il fatto. Altri, invece, sanno che cos’è che li ha portati a stare così male. In ambedue i casi, c’è quasi sempre un “evento critico” vissuto come impossibile da superare, ragione per cui si arrendono. Arrendersi può essere una soluzione di sana flessibilità: l’etologia ne riporta esempi nel mondo animale come meccanismo di salvezza. Ma per le persone che hanno sviluppato una depressione, arrendersi non è un atto di difesa, ma una rinuncia vera e propria. La persona diventa allora vittima degli altri, assume una posizione d’impotenza che finisce per coincidere con uno stile di vita. Tutto diventa insopportabile, faticoso e soprattutto ingiusto. L’attenzione al comportamento altrui conferma sempre la propria posizione d’impotenza. Una posizione di resa che spera però in un atto riparatorio da parte di chi li ha danneggiati. Il loro tallone di Achille è l’aver inconsapevolmente creduto in un’utopia positiva, nell’aver pensato che a loro certe cose non sarebbero mai successe. Magari avevano pensato alla possibilità di subire un lutto o di sviluppare una grave malattia, ma non di poter essere esclusi dalla corsa per la carriera o di trovarsi di fronte a un tradimento sentimentale o di non poter più contare su amicizie sacre. Ed ecco l’effetto sorpresa. La credenza che prima dava sicurezza ora ha creato impotenza. Queste persone vivono il tradimento delle proprie aspettative passivamente fino a diventarne vittime, non avendo mai pensato che la posizione di tradito è sì dolorosa ma, se ribaltata in un ruolo attivo, può diventare una posizione di potere. Il tradito può condannare l’altro in vari modi oppure può perdonarlo, non solo per atto di bontà o disillusa razionalità, ma anche per aver superato il rischio di una pericolosa visione ideale.

Libri consigliati: G.Nardone “Le emozioni, istruzioni per l’uso” 2020A.Bartoletti “Pensieri brutti e cattivi” 2019G.Nardone “Cavalcare la propria tigre”2003; L.Ariosto “Orlando Furioso” 1526. E.Muriana, T.Verbitz ” Se sei paranoico non sei mai solo. Dalla sospettosità al delirio paranoico” Alpes ed.2017E.Muriana, L.Pettenò, T.Verbitz “I volti della depressione” 2006E.Muriana,T.Verbitz “Psicopatologia della vita amorosa” 2010.

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