Lo scorso 11 Marzo , l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il Covid-19 è una pandemia, ovvero un virus capace di diffondersi ovunque, portando in poco tempo il contagio in diversi continenti. Questa dichiarazione, unitamente alle inevitabili misure di sicurezza applicate dal Governo italiano per contrastare il dilagare del virus ed evitare il collasso del sistema sanitario, ha generato in tutti noi stati d’ansia, paura e soprattutto angoscia. Una condizione collettiva che può essere un fattore aggravante per alcuni pazienti ansiosi e affetti da disturbi come ipocondria, patofobia, ossessività in tutte le declinazioni. Ma la pandemia ha avuto un risultato paradossale di (apparente) “guarigione collettiva” per i rupofobici, persone che soffrono di un disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione: per far fronte alla loro fobia ossessiva, queste persone sono costrette da un’esigenza continua come ad esempio lavarsi ripetutamente le mani per decontaminarsi. E’ il terrore del contagio – sia di agenti patogeni biologici sia da veleni presenti nell’ambiente – che li spinge compulsivamente a veri e propri riti di pulizia. Persone che hanno fatto del detto “meglio prevenire che curare” la loro ossessione in tempi non sospetti, trasformando la sana prevenzione in uno dei più severi disturbi mentali. Adesso, per la pandemia da Coronavirus siamo noi che dobbiamo con fatica fare ciò che per loro è un comportamento quotidiano ma è anche una grave patologia che li rende schiavi di veri e propri rituali di decontaminazione. Le restrizioni a cui momentaneamente dobbiamo adeguarci possono diventare un’esperienza positiva, un’occasione di cambiamento, adattamento e acquisizione di nuove risorse oppure una condanna che avvelena la nostra quotidianità anche se per un periodo limitato. Certo non siamo così ingenui da non prendere in considerazione tutti gli effetti negativi prevedibili e imprevedibili di questa situazione, ma dobbiamo imparare a pensare che servono idee nuove per far fronte a cose nuove. Noi psicoterapeuti del Centro di Terapia Strategica, in accordo con l’Ordine Professionale Nazionale (CNOP), abbiamo scelto la consultazione per via telematica, in modo da dare un piccolo contributo alle norme di sicurezza del Governo lasciando vuote le nostre sale d’aspetto. Ringrazio i miei pazienti che hanno quasi tutti accettato questa nuova modalità online, evitando così di interrompere percorsi terapeutici già avviati e alcuni dei quali in fasi delicate. La mia esperienza nella psicoterapia telematica, consolidata ormai da qualche anno con pazienti prevalentemente italiani residenti in Europa e in altri continenti, mi permette di usare questi mezzi con le accortezze necessarie sia dal punto di vista formale che della comunicazione, senza compromettere in alcun modo l’efficacia della terapia.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*