Secondo i risultati di una recente ricerca condotta su oltre millecinquecento utenti di forum, community e siti web, con un’età compresa tra i 18 e i 55 anni, sei italiani su dieci tendono ad innamorarsi in vacanza. Ma perché dovrebbe essere più facile innamorarsi in vacanza? L’indagine ha analizzato anche quest’aspetto e quello che è emerso, come immaginabile, è che le persone, quando sono in ferie, sono più inclini alle conoscenze perché non sono bloccate dal solito tasso di preoccupazioni e di stress. Altri fattori “galeotti” sono i paesaggi e le atmosfere rilassanti, il clima caldo e il maggior tempo libero. Quest’anno, in particolare, la fine del lockdown è stato un propulsore al recupero della vita di relazione. Il risvolto negativo è che il 74% delle storie nate durante le ferie non superano i due mesi di vita; questo nonostante tutti i mezzi di comunicazione, grazie ai quali ci si potrebbe continuare a sentire anche dopo, a distanza. La fine però non è così indolore: purtroppo, mettere la pietra sopra una relazione nata in vacanza significa vivere una fase molto critica e a soffrire pare essere un italiano su due. Per l’esattezza, l’87% delle persone va incontro a un periodo di depressione, il 74% fai conti con l’ansia, il 59% con sbalzi d’umore e il 13% con veri e propri disturbi alimentari. I più colpiti sarebbero gli uomini, soprattutto quelli più giovani (64%) e i single di ritorno (58%), dato che può apparire sorprendente ma che possiamo confermare. Tutto è nella fisiologia del cambiamento se la compensazione della sofferenza avviene in tempi brevi con un affievolirsi progressivo dell’intensità delle emozioni e dei pensieri ricorrenti. Perché invece alcune rotture sentimentali si trasformano in problema fino a diventare un vero disturbo di rilevanza clinica? Il primo dato per continuare a soffrire è quello di mettere in atto sia nei pensieri che nelle azioni delle “tentate soluzioni inefficaci”: cercare di ripristinare il rapporto, convincere l’altro fino a diventare repulsivi oppure − all’opposto − stare fermi per paura del rifiuto. La situazione si complica ulteriormente quando la relazione s’interrompe senza una spiegazione esauriente, allora l’abbandonato vive una dolorosissima condizione di “lutto senza tomba”. Sparire improvvisamente è una tattica considerata dagli esperti di salute mentale come un vero e proprio atto di crudeltà, poiché la mancanza di spiegazioni impedisce ad un individuo di elaborare emotivamente un’esperienza. Nessuno di quelli che arrivano a chiedere aiuto allo psicoterapeuta pensa però “non gli/le piaccio più”. Già nel 300 a.C. Demostene ci avvertiva che “nulla è più facile che illudersi, perché l’uomo crede vero ciò che desidera”. Dolore inevitabile e insopportabile se l’illusione viene coltivata con granitica determinazione attraverso la ricerca delle “prove a conferma positiva”, per coltivare la speranza che mantiene l’illusione diventata ormai un patologico autoinganno.

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