Viaggio nei gironi del “male oscuro”

foto di Carlo Midollini

“Buongiorno dottore,  …sa…. io sono depresso …”: frequentemente questo è il biglietto da visita che un nuovo paziente ci porge, sedendosi per la prima volta nel nostro studio.    Un cassonetto per raccolta indifferenziata.  E parrebbe essere questa la situazione che va oggi, sotto il nome di “depressione”.

Frequentemente il biglietto da visita del paziente è confezionato da altri, che ci hanno preceduti, in quella che per molti è una peregrinazione da uno specialista all’altro.  Altre volte è il frutto di un’autodiagnosi, fatta seguendo le istruzioni dettagliate fornite da giornali, riviste, trasmissioni radio o TV sulla salute. La depressione è in, senso lessicale, un avvallamento del terreno o una diminuzione della pressione atmosferica, qualcosa che va verso il basso a partire da uno stato precedente, più o meno equilibrato.

Riferito al sistema umano, depressione, indica la rottura di un equilibrio e una conseguente caduta verso il basso dello stato d’animo, un “avvallamento” percepito come avvilimento.

E’ un’esperienza che accompagna gli esseri umani fin dall’origine della loro storia: la depressione ha gli anni dell’umanità, in quanto collegata all’umana sofferenza.  E da sempre l’uomo si è confrontato con l’umore abbattuto, la mancanza di voglia di fare, la perdita di interesse, l’incapacità di tornare ad essere ciò che si era stati.

Per diventare depressi c’è un modo infallibile : bisogna Rinunciare, non arrendersi per opportunità! Rinunciare per impotenza. Bisogna credere fermamente   di essere svantaggiati biologicamente ed essersi comportati  di conseguenza, considerando la propria mente come un handicap fisico che impedisce di correre la vita.  Oppure la persona è passata attraverso la prova della propria incapacità.. Ha ben impresso in memoria, il ricordo dell’ episodio che le  ha confermato definitivamente di non aver le qualità, le capacità, le risorse, il coraggio per… L’episodio può essere stato uno stress acuto o imprevisto, gravi perdite (lutti), una malattia (anche temporanea), oppure una nascita… o più semplicemente l’aver perso un’ occasione ritenuta indispensabile e forse irripetibile:  “ho dimostrato, oppure ho scoperto, di non essere come pensavo di essere.” La convinzione dell’Illuso Deluso di sé.

Deludersi degli altri  è, prima o poi, un’esperienza con cui tutti ci confrontiamo -chi più chi meno- che dovrebbe insegnarci ad essere un po’ più disillusi per essere meno delusi. Questa esperienza non è, tuttavia,  tesoro per quelle persone che virano in una patologia tanto subdola quanto invadente e persistente… Costoro vivono la condizione e la convinzione  di sentirsi  tradite,  rabbiosamente e passivamente fino a diventarne vittime. Vivono con diffidenza le relazioni con gli altri, trovandosi poi inevitabilmente soli.  Non hanno mai pensato, invece,  che la posizione di tradito, è sì ovviamente dolorosa, ma se ribaltata in un ruolo attivo può diventare una posizione di potere. Noi psicoterapeuti, come moderni Virgilio, guidiamo il lettore o il paziente attraverso l’Inferno della Depressione, nei suoi dannati gironi, per poi farli ascendere al Purgatorio con le diverse forme di intervento fino alla luce del Paradiso rappresentato dalla liberazione del cosiddetto “male oscuro”.

Letture consigliate:

E.Muriana, T.Verbitz, L.Pettenò “I volti della depressione” 2006

E.Muriana, T.Verbitz  “Psicopatologia della vita Amorosa” 2010

E.Muriana, T.Verbitz  “ Se sei paranoico non sei mai solo” 2017

 

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