Il volto oscuro della rabbia

foto di Carlo Midollinni

“La rabbia è una breve pazzia” scriveva Orazio. Volenti o nolenti la rabbia fa parte della nostra dotazione di emozioni primarie insieme alla paura, al dolore e al piacere. Tutte le  emozioni  primarie innate hanno funzioni adattive, cioè  scattano inconsapevolmente come risposta a stimoli interni o esterni,  per metterci in salvo e contribuire alla nostra sopravvivenza. La funzione vitale della rabbia è quella di sprigionare uno straordinario potenziale di azione non necessario in stato di tranquillità. La rabbia è quella che gode di minor apprezzamento, considerata un difetto tipico delle persone poco equilibrate, che finiscono per pentirsi amaramente dei comportamenti o dalle parole indotti dall’impulsività rabbiosa.

Come nasce la rabbia?

Bisogna sapere però che è la risposta emozionale a uno stato di frustrazione, cioè quando non riusciamo ad ottenere ciò che desideriamo o ciò di cui abbiamo bisogno. Certo alcune persone che hanno una bassa soglia di tolleranza alla frustrazione appariranno come facilmente irritabili o inclini ad esplosioni per poco conto. Se al contrario la soglia di attivazione è molto alta, il soggetto è in grado di sopportare frustrazioni elevate senza reagire. E’ il cosiddetto temperamento che è influenzato dalla percezione soggettiva delle cose. Tutto dipende da come interpretiamo i fatti. Così di fronte allo stesso stimolo reagiamo in modi diversi. Così i rabbiosi sono spesso invitati a controllarsi, così come chi teme di perdere il controllo con la rabbia cerca di controllare se stesso cercando di reprimere la reazione emotiva. Ma reprimere un’emozione non è certo facile, diciamo impossibile… difficile non provare paura quando siamo in panico; difficile non provare piacere se mangiamo qualcosa che ci piace; difficile non provare dolore per una perdita significativa.

Che fare allora?

Non reprimere ma  orientare la scarica rabbiosa in una direzione che ci permetta di farla defluire senza provocare danni irreparabili. Un modo è quello di ampliare i punti di vista da cui guardare le cose – diceva Blaise Pascal-  assumere il punto di vista dell’altro fino a ritenere ragionevole e giustificabile anche ciò che ci disturba. Una capacità che si può ottenere solo con un esercizio e una determinazione prolungata. Un altro modo è quello di canalizzare la rabbia:   prendere carta e penna e scrivere in maniera viscerale cosa vorremmo dire o fare a colui che l’ha provocata. Per chi invece ha paura di perdere il controllo e fare danni agli altri allora è consigliabile  di scrivere dettagliatamente i pensieri brutti e cattivi ogni volta che si presentano. Tutto questo per evitare di dare inutile importanza a chi ci fa soffrire.  La rabbia mal controllata  è un’emozione che troviamo anche in molti importanti disturbi: dall’insonnia alla depressione all’usurante ruminazione mentale. Educare il nostro Orlando furioso è indispensabile per non subirlo.

Con la Terapia Breve Strategica possiamo intervenire efficacemente sulle eccessive reazioni di rabbia fino a renderle funzionali.

Libri consigliati: G.Nardone “Le emozioni, istruzioni per l’uso” 2020; A.Bartoletti “Pensieri brutti e cattivi” 2019; G.Nardone “Cavalcare la propria tigre”2003; L.Ariosto “Orlando Furioso” 1526. E.Muriana, T.Verbitz ” Se sei paranoico non sei mai solo. Dalla sospettosità al delirio paranoico” Alpes ed.2017; E.Muriana, L.Pettenò, T.Verbitz “I volti della depressione” 2006; E.Muriana,T.Verbitz “Psicopatologia della vita amorosa” 2010.